Capitalismo cognitivo

dal Collettivo La Gauche una lunga recensione di Le capitalisme cognitif : La nouvelle grande transformation di Yann Moulier-Boutang pubblicata su Sinistrainrete.
Una sintesi orientativa

Il libro Le capitalisme cognitif : La nouvelle grande transformation di Yann Moulier-Boutang analizza le trasformazioni economiche indotte dalla globalizzazione neoliberale, sostenendo che il capitalismo industriale non è più sufficiente per comprendere la realtà attuale. L’autore introduce il concetto di capitalismo cognitivo, in cui il valore economico deriva dal lavoro immateriale, dall’innovazione e dall’intelligenza collettiva, piuttosto che dalla forza-lavoro fisica.

Questa nuova forma di capitalismo si basa su tre elementi chiave:

  1. Lavoro immateriale – La produzione di ricchezza avviene attraverso la conoscenza e l’innovazione piuttosto che attraverso la produzione materiale.
  2. Cattura delle esternalità positive – Le interazioni fuori dal mercato, come la condivisione di conoscenza e la cooperazione, diventano essenziali per la crescita economica.
  3. Forza cognitiva collettiva – L’innovazione è il risultato di una rete di collaborazioni piuttosto che della semplice produttività individuale.
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Storia del popolo americano. Dal 1492 a oggi

Un libro: Storia del popolo americano. Dal 1492 a oggi / Howard Zinn
La Prefazione di Francesco Costa
La presentazione dell’editore
Il sommario del volume
Una recensione di Alessandro Visalli
In premessa un breve abstract ed una sintesi schematica

Sommario

Prefazione di Francesco Costa
l. Colombo, gli indiani e il progresso umano
2. La barriera del colore
3. Persone di condizione bassa e vile
4. La tirannia è tirannia
5. Una specie di rivoluzione
6. Oppresse nell’intimo
7. Finché l’erba crescerà e l’acqua scorrerà
8. «Non prendiamo nulla con la forza, Dio sia lodato»
9. Schiavitù senza sottomissione, emancipazione senza libertà
10. L’altra guerra civile
11. I robber barons e i ribelli
12. L’impero e il popolo
13. La sfida socialista
14. «La guerra è salute per lo stato»
15. Difendersi in tempi duri
16. Una guerra del popolo?
17. « … Oppure esplode?»
18. Vietnam: la vittoria impossibile
19. Sorprese
20. Gli anni settanta: sotto controllo?
21. Cuter, Reagan, Bush: il consenso bipartisan
22. La resistenza ignorata
23. La presidenza Clinton e la crisi della democrazia
24. L’imminente rivolta dei guardiani
Bibliografia
Indice analitico

Sunto della recensione

La recensione di Alessandro Visalli sul libro Storia del popolo americano di Howard Zinn presenta un’analisi approfondita dell’opera, che offre una visione alternativa della storia degli Stati Uniti, focalizzandosi sulle lotte popolari, le oppressioni sociali e i meccanismi di controllo delle élite. Zinn adotta una prospettiva “dal basso”, evidenziando il ruolo delle disuguaglianze e delle colonizzazioni interne nella formazione della società americana.

Il libro inizia con la “scoperta” delle Americhe, descrivendo il genocidio delle popolazioni indigene e lo sfruttamento coloniale. Si passa poi alla colonizzazione inglese del Nord America, distinta da quella spagnola e francese per il carattere semi-spontaneo e religioso. Viene analizzato il ruolo della schiavitù africana nell’economia coloniale e l’impatto devastante del traffico di schiavi sull’Africa. Infine, si esplorano le dinamiche sociali ed economiche dei coloni inglesi, spesso provenienti da classi marginalizzate in cerca di opportunità.

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L’Europa ieri, oggi, domani

Una presentazione dell’articolo di Antonio Cantaro “L’Europa ieri oggi e domani” pubblicata su https://fuoricollana.it/ e riproposta da https://www.sinistrainrete.info
Sunto e Sintesi schematica effettuata da https://www.perplexity.ai
Il LINK all’articolo è in fondo alla sintesi

Antonio Cantaro

Sunto dell’articolo

L’articolo di Antonio Cantaro, intitolato “L’Europa ieri, oggi, domani”, analizza criticamente l’evoluzione dell’Unione Europea (UE) attraverso cinque fasi storiche: il Manifesto di Ventotene, l’Europa comunitaria del dopoguerra, l’Europa di Maastricht, l’Europa contemporanea e le prospettive future. L’autore propone un approccio storico per comprendere i lati positivi e negativi del progetto europeo, criticando sia la destra che la sinistra per le loro narrazioni ideologiche. La tesi centrale è che l’UE deve affrontare i suoi limiti attuali e aprirsi a nuove alleanze globali, come con la Cina e i BRICS.

Sintesi schematica

1. Introduzione

  • L’autore critica due approcci comuni sull’UE: demonizzazione e monumentalizzazione.
  • Propone un approccio storico per analizzare luci e ombre dell’integrazione europea.

2. Le cinque fasi dell’Europa

  1. Europa del Manifesto di Ventotene (1941):
  • Redatto da antifascisti (Spinelli, Rossi, Colorni), non comunisti.
  • Promuoveva giustizia sociale e democrazia, ma è oggi strumentalizzato da sovranisti e decontestualizzato.
  1. Europa comunitaria (1950-1980):
  • Basata su un compromesso tra mercato comune e welfare nazionale.
  • Periodo di crescita economica e stabilità sociale grazie agli accordi di Bretton Woods.
  • Modello socialdemocratico che garantiva benessere senza sacrificare la sovranità nazionale.
  1. Europa di Maastricht (1992):
  • Cambiamento verso politiche neoliberiste con vincoli macroeconomici stringenti (es. deficit al 3% del PIL).
  • Priorità alla stabilità monetaria e competitività a scapito del welfare.
  • Introduzione di strumenti come il MES e la troika per gestire crisi finanziarie.
  1. Europa contemporanea:
  • Affronta un nuovo disordine mondiale con limiti evidenti nella sua capacità geopolitica.
  • Criticata per essere dominata da tecnocrazie e lontana dai cittadini.
  1. Europa futura:
  • Rischia un declino se non adotta una politica autonoma.
  • Necessità di aprirsi a nuove alleanze globali (Cina, BRICS) per competere nel panorama internazionale.

3. Critiche politiche

  • L’autore critica:
  • La destra (es. Giorgia Meloni) per la demonizzazione dell’antifascismo e l’uso strumentale del Manifesto di Ventotene.
  • La sinistra per l’incapacità di proporre alternative credibili al modello neoliberista.

4. Conclusione

  • L’UE deve superare la sua dipendenza da modelli obsoleti (come Maastricht) e trovare una nuova direzione geopolitica ed economica per evitare il declino.

Messaggio principale

L’Unione Europea deve riscoprire le sue radici sociali e democratiche, abbandonando politiche neoliberiste che hanno indebolito il welfare e avvicinandosi a nuove alleanze globali per affrontare le sfide del futuro.

Citations:
[1] https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/12886793/12002e4f-fbe2-427a-86f7-7602f18a550a/paste.txt


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PER LEGGERE L’ARTICOLO

La geopolitica della pace. Sachs al Parlamento europeo

La geopolitica della pace. Discorso al Parlamento europeo il 19 febbraio 2025 (*1) di Jeffrey D. Sachs
Una sintesi ed i link all’intervento
IMMAGINE REDAZIONALE

NOTA

Jeffrey Sachs è un economista e saggista statunitense. Laurea e PhD alla Harvard University dove diventa professore di economia a 28 anni.
Direttore dell’Earth Institute alla Columbia University. Professore di politica e management sanitari presso la Columbia University e Quetelet professor di sviluppo sostenibile alla Columbia school of International and public affairs.
Studioso dei problemi dello sviluppo economico, del debito e dei relativi sistemi di cancellazione, della globalizzazione, della sostenibilità ambientale, della povertà.
Ha prodotto numerosi studi e consulenze anche nella fase del passaggio dal sistema comunista dei paesi dell’Europa dell’Est a quello di mercato.
Direttore alle Nazioni Unite del progetto sui Millennium development goals, membro della commissione per il Digital development.
Le sue opere rivolte agli aspetti sociali ed ambientali dello sviluppo economico avrebbero ispirato l’enciclica “Laudato Si’” di Papa Francesco.

Vedi la Voce Jeffrey Sachs sulla Treccani
Meglio il profilo su Economyup
TESTO DELL’INTERVENTO IN ITALIANO PUBBLICATO SU SINISTRAINRETE
URL DEL VIDEO DELL’INTERVENTO
TESTO SCARICABILE A FINE POST

Sintesi del discorso di Jeffrey Sachs

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Paul Krugman Tariffe! Tariffe! Tariffe! conversazione con Mary Lovely

FONTE Paul Krugman
Notes on economics and more
https://paulkrugman.substack.com/
IMMAGINI REDAZIONALE

NOTA

La discussione affronta in maniera argomentata l’attuale politica dei dazi iniziata dal Governo di Donald Trump.

Paul Robin Krugman è un economista statunitense, premio Nobel per l’economia 2008, specializzato in economia internazionale e del commercio, geografia economica. Ha studiato cause e conseguenza della crisi del 2008 paragonandola ad una nuova Grande Depressione. Propone politiche neo-keynesiane
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Mary Elizabeth Lovely è una professoressa emerita di economia presso il Maxwell School of Citizenship and Public Affairs della Syracuse University. È una senior fellow del Peterson Institute for International Economics a Washington, D.C. Lovely appare spesso nei media nazionali come esperta di commercio tra Cina e Stati Uniti, integrazione economica internazionale ed economia pubblica.
Vedi la voce su Wikipedia

Testo pubblicato sul suo blog

Testo inglese e filmato della conversazione

Come racconterò nella conversazione che segue, quando frequentavo la scuola di specializzazione e decisi di lavorare nel commercio internazionale, alcune persone cercarono di dissuadermi, dicendo che era un campo noioso in cui non succedeva mai nulla.

Come si è scoperto, da allora sono successe molte cose. Ma le ultime 5 settimane hanno visto zigzag politici come nessuno aveva mai visto prima: enormi tariffe sui nostri partner commerciali più cruciali, annullate all’ultimo minuto, ripristinate un mese dopo, poi annullate di nuovo dopo due giorni.

Fortunatamente, abbiamo degli esperti che hanno cercato di tenere il passo. Così ho registrato una conversazione con Mary Lovely, un’esperta di tariffe e commercio associata al Peterson Institute, un think tank boutique specializzato in economia internazionale; lei e i suoi colleghi hanno cercato di pensare e modellare i vertiginosi cambiamenti di politica. Conversazione e trascrizione di seguito.

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Guerra, Sanzioni, De-globalizzazione: Cosa viene prima?

TRADUZIONE DI
War, Sanctions, Deglobalization: Which Comes First?/ Emiliano Brancaccio, Andrea Califano
FONTE
Revista Brasileira de Política Internacional ISSN 1983-3121
Rev. Bras. Polít. Int., 66(1) e004, 2023
Received: December 11, 2022 Accepted: February 28, 2023
DOI: http://dx.doi.org/10.1590/0034-7329202300104

Riassunto

Sosteniamo che la guerra in Ucraina e lo strumento delle sanzioni dovrebbero essere inquadrati in una lunga tendenza – dalla globalizzazione e gli squilibri internazionali che essa genera, al successivo movimento di “de-globalizzazione” – che ha avuto un ruolo fondamentale nella preparazione della guerra. I protagonisti del conflitto sono più propriamente identificati con i due blocchi di stati le cui economie sono ancorate rispettivamente agli Stati Uniti o alla Cina, rispettivamente il principale debitore e il principale creditore del mondo. In questo contesto, la distinzione tra sanzioni e politiche protezionistiche è sempre più sfumata, mentre entrambe sono sempre più intrecciate con la politica di difesa. 

Sintesi schematica

Introduzione

  • Contesto: Invasione russa in Ucraina segna un punto di svolta nel capitalismo mondiale.
  • Definizione di “friend-shoring”: Sviluppo di relazioni economiche tra paesi alleati, limitando interazioni con aggressori e regimi antagonisti al capitalismo liberale.
  • Tesi principale: La guerra in Ucraina non è l’inizio della de-globalizzazione, ma piuttosto la sua conclusione, radicata in fattori precedenti e le politiche di sanzioni sono parte di un processo consolidato.

Relazioni causali e leggi del moto del capitalismo

  • Prospettiva socio-storica: Necessità di integrare analisi comportamentale con strutture profonde del capitalismo.
  • Economia Politica Internazionale (IPE): Le relazioni internazionali sono più influenzate dall’economia che dalla sicurezza.
  • Obiettivo: Identificare tendenze storiche nel capitalismo e comprenderne le implicazioni nella guerra moderna.

Le sanzioni precedono la guerra

  • Evoluzione delle sanzioni: Utilizzate ampiamente da parte degli Stati Uniti e altri paesi ancor prima dell’invasione del 2022.
  • Classificazione delle sanzioni: Distinzione sempre più difficile tra sanzioni e politiche protezionistiche.
  • Riflesso dell’ineguaglianza: Le sanzioni sono parte di una strategia per affrontare le violazioni delle regole internazionali.

Protezionismo discriminatorio

  • Interconnessione di sanzioni e politica commerciale: Meccanismi protezionistici rinforzano e si mescolano alle sanzioni.
  • Legge di difesa della sicurezza nazionale: Normative che mescolano come la sicurezza economica e la politica commerciale non siano più separabili.
  • Esempi pratici: Misure contro la Cina e altri avversari strategici da parte degli USA.

Analisi della categoria “friend-shoring”

  • Origini precedenti all’invasione: L’approccio “friend-shoring” emerge da politiche già in atto legate a sanzioni e dazi.
  • Evidenza di continuità: Non è solo una risposta all’invasione russa, ma il risultato di misure politiche accumulate nel tempo.

Conclusione

  • Inversione dei ruoli mondiali: Tendenza crescente verso il protezionismo discriminatorio nei paesi occidentali in contrasto con la promozione del libero scambio da parte della Cina.
  • Squilibri e conseguenze: Le politiche economiche scarsamente resistenti portano a conflitti e alla guerra moderna.
  • Critica alla visione prevalente: Necessità di riconoscere che le sanzioni e il protezionismo sono stati precursori e che la guerra rappresenta un’espressione complessa di dinamiche storiche pre-esistenti.

Nota finale

Il saggio sottolinea che il conflitto in Ucraina deve essere interpretato come frutto di una lunga serie di eventi storici e dinamiche di potere nel capitalismo globale, non solo come un’esplosione improvvisa causata dall’invasione russa.


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Alla scoperta del Capitale

FONTE Monthly Review
Il discorso di Issac Deutscher è stato originariamente pubblicato su Monthly Review nel dicembre 1967 per commemorare i 100esimo anniversario del Capitale di Karl Marx. E’ stato ripubblicato in occasione del 150esimo anniversario del Capitale.

Issac Deutscher 1 dicembre 1967

Le condizioni in cui un giovane intellettuale polacco studiava Das Kapital negli anni ’20 o ’30 erano molto diverse da quelle prevalenti nella maggior parte dei paesi occidentali. Per noi la previsione marxista del crollo del capitalismo non era una visione apocalittica legata solo lontanamente alle realtà della nostra vita quotidiana. Il vecchio ordine sociale si stava sgretolando sotto i nostri occhi. Questo era il fatto schiacciante della nostra esistenza. Non potevamo sfuggirgli. La mia infanzia e la mia adolescenza ne sono state scosse più e più volte. Sono cresciuto a Cracovia e in una piccola città a metà strada tra Cracovia e Auschwitz, su una punta di terra incuneata tra le frontiere di tre imperi. Da ragazzo di dieci e undici anni ho assistito alla caduta delle dinastie dei Romanov, degli Asburgo e degli Hohenzollern. Da un giorno all’altro svanirono gli antichi poteri, le santità e i feticci che avevano tenuto in soggezione il nostro popolo per molte generazioni. Abbiamo sentito l’alito caldo della Rivoluzione Russa. Poi, appena oltre la frontiera, la Comune di Budapest divampò e fu sommersa dal sangue.

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Amiya Kumar Bagchi

Traduzione di
Notes from the Editors
Monthly Review February 2025 (Volume 76, Number 9)

https://monthlyreview.org/2025/02/01/mr-076-09-2025-02_0/

Con la morte di Amiya Kumar Bagchi il 28 novembre 2024, all’età di 88 anni, il mondo intero ha perso uno dei suoi più eccezionali analisti economici (ed economisti politici marxisti). Critico per tutta la vita dello sviluppo capitalista, ha fornito due contributi magistrali alla teoria dell’imperialismo: The Political Economy of Underdevelopment (Cambridge University Press, 1982) e Perilous Passage: Mankind and the Global Ascendancy of Capital (Rowman and Littlefield, 2005). Scritte nei decenni in cui la teoria dell’imperialismo stava calando in Occidente, queste opere non hanno ricevuto l’attenzione che meritavano all’epoca, ma meritano uno studio attento oggi.

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Machina sapiens

Cristianini, Nello
Machina sapiens : l’algoritmo che ci ha rubato il segreto della conoscenza / Nello Cristianini. – Bologna : Il mulino, ©2024. – 159 p. ; 22 cm. – (Contemporanea ; 325).) – [ISBN] 978-88-15-38446-1. – [BNI] 2024-5017.

Il report contiene

Abstract
Indice
Recensioni

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Imperialismo e globalizzazione di Samir Amin

Traduzione di
Imperialism and Globalization
by Samir Amin
https://monthlyreview.org/2001/06/01/imperialism-and-globalization/
Monthly Review 2001, Volume 53, Numero 02 (giugno)

Monthly Review 2001/6 01 giugno 2001)

Argomenti: Imperialismo, Economia politica, Stagnazione,

SAMIR AMIN (1931-2018) è stato direttore dell’Ufficio Africano (a Dakar, Senegal) del Terzo Forum Mondiale, un’associazione internazionale non governativa per la ricerca e il dibattito. È autore di numerosi libri e articoli tra cui Spectres of Capitalism (New York: Monthly Review Press, 1998).
Questo articolo è una ricostruzione degli appunti di un discorso tenuto al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, in Brasile, nel gennaio 2001.

ABSTRACT

L’imperialismo è una caratteristica intrinseca dell’espansione capitalistica, non semplicemente una fase successiva. Egli divide la conquista imperialista in tre fasi principali:

  1. La fase mercantilista: Caratterizzata dalla conquista europea delle Americhe, con la distruzione delle civiltà indigene e l’istituzione della schiavitù.
  2. La fase della rivoluzione industriale: Caratterizzata dal colonialismo in Asia e Africa, basata sull’apertura dei mercati e sull’appropriazione delle risorse naturali. Questa fase ha creato una polarizzazione globale significativa, aumentando la disuguaglianza tra i popoli.
  3. La fase attuale: Considerata una terza ondata di devastazione imperialista, guidata dal crollo del blocco sovietico e focalizzata sul controllo dei mercati, lo sfruttamento delle risorse e la supremazia statunitense.

Amin critica la retorica occidentale di “missione civilizzatrice” e “dovere di intervento”, smascherando il doppio standard applicato nella difesa della democrazia e dei diritti umani. Egli contesta la convergenza tra democrazia e mercato, sostenendo che la storia dimostra come il capitalismo tenda a subordinare la democrazia ai suoi interessi economici. L’autore sottolinea che l’espansione dei diritti democratici è stata il risultato delle lotte sociali contro il sistema capitalistico.

Amin mette in guardia contro il culturalismo e l’identitarismo, sottolineando che la democrazia deve essere universalista e non tollerare il particolarismo. L’autore prevede l’ascesa di nuove lotte sociali che si oppongono al sistema globale e mette in guardia dai pericoli dell’autoritarismo, che si annida nel capitalismo, sottolineando come il sistema cerchi di frammentare le forze potenzialmente ostili, favorendo l’identità separata. Amin conclude che la vera democrazia è essenziale per lo sviluppo, ma questo sviluppo deve essere nel contesto di una società post-capitalista, e questa trasformazione richiede sia socialismo che democrazia.


L’imperialismo non è uno stadio, e nemmeno il più alto, del capitalismo: fin dall’inizio, è inerente all’espansione del capitalismo. La conquista imperialista del pianeta da parte degli europei e dei loro figli nordamericani è stata condotta in due fasi e forse sta entrando in una terza.

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