dal Collettivo La Gauche una lunga recensione di Le capitalisme cognitif : La nouvelle grande transformation di Yann Moulier-Boutang pubblicata su Sinistrainrete.
Una sintesi orientativa
Il libro Le capitalisme cognitif : La nouvelle grande transformation di Yann Moulier-Boutang analizza le trasformazioni economiche indotte dalla globalizzazione neoliberale, sostenendo che il capitalismo industriale non è più sufficiente per comprendere la realtà attuale. L’autore introduce il concetto di capitalismo cognitivo, in cui il valore economico deriva dal lavoro immateriale, dall’innovazione e dall’intelligenza collettiva, piuttosto che dalla forza-lavoro fisica.
Questa nuova forma di capitalismo si basa su tre elementi chiave:
Lavoro immateriale – La produzione di ricchezza avviene attraverso la conoscenza e l’innovazione piuttosto che attraverso la produzione materiale.
Cattura delle esternalità positive – Le interazioni fuori dal mercato, come la condivisione di conoscenza e la cooperazione, diventano essenziali per la crescita economica.
Forza cognitiva collettiva – L’innovazione è il risultato di una rete di collaborazioni piuttosto che della semplice produttività individuale.
Una presentazione dell’articolo di Antonio Cantaro “L’Europa ieri oggi e domani” pubblicata su https://fuoricollana.it/ e riproposta da https://www.sinistrainrete.info
Sunto e Sintesi schematica effettuata da https://www.perplexity.ai
Il LINK all’articolo è in fondo alla sintesi
Antonio Cantaro
Sunto dell’articolo
L’articolo di Antonio Cantaro, intitolato “L’Europa ieri, oggi, domani”, analizza criticamente l’evoluzione dell’Unione Europea (UE) attraverso cinque fasi storiche: il Manifesto di Ventotene, l’Europa comunitaria del dopoguerra, l’Europa di Maastricht, l’Europa contemporanea e le prospettive future. L’autore propone un approccio storico per comprendere i lati positivi e negativi del progetto europeo, criticando sia la destra che la sinistra per le loro narrazioni ideologiche. La tesi centrale è che l’UE deve affrontare i suoi limiti attuali e aprirsi a nuove alleanze globali, come con la Cina e i BRICS.
Sintesi schematica
1. Introduzione
L’autore critica due approcci comuni sull’UE: demonizzazione e monumentalizzazione.
Propone un approccio storico per analizzare luci e ombre dell’integrazione europea.
2. Le cinque fasi dell’Europa
Europa del Manifesto di Ventotene (1941):
Redatto da antifascisti (Spinelli, Rossi, Colorni), non comunisti.
Promuoveva giustizia sociale e democrazia, ma è oggi strumentalizzato da sovranisti e decontestualizzato.
Europa comunitaria (1950-1980):
Basata su un compromesso tra mercato comune e welfare nazionale.
Periodo di crescita economica e stabilità sociale grazie agli accordi di Bretton Woods.
Modello socialdemocratico che garantiva benessere senza sacrificare la sovranità nazionale.
Europa di Maastricht (1992):
Cambiamento verso politiche neoliberiste con vincoli macroeconomici stringenti (es. deficit al 3% del PIL).
Priorità alla stabilità monetaria e competitività a scapito del welfare.
Introduzione di strumenti come il MES e la troika per gestire crisi finanziarie.
Europa contemporanea:
Affronta un nuovo disordine mondiale con limiti evidenti nella sua capacità geopolitica.
Criticata per essere dominata da tecnocrazie e lontana dai cittadini.
Europa futura:
Rischia un declino se non adotta una politica autonoma.
Necessità di aprirsi a nuove alleanze globali (Cina, BRICS) per competere nel panorama internazionale.
3. Critiche politiche
L’autore critica:
La destra (es. Giorgia Meloni) per la demonizzazione dell’antifascismo e l’uso strumentale del Manifesto di Ventotene.
La sinistra per l’incapacità di proporre alternative credibili al modello neoliberista.
4. Conclusione
L’UE deve superare la sua dipendenza da modelli obsoleti (come Maastricht) e trovare una nuova direzione geopolitica ed economica per evitare il declino.
Messaggio principale
L’Unione Europea deve riscoprire le sue radici sociali e democratiche, abbandonando politiche neoliberiste che hanno indebolito il welfare e avvicinandosi a nuove alleanze globali per affrontare le sfide del futuro.
La geopolitica della pace. Discorso al Parlamento europeo il 19 febbraio 2025 (*1) di Jeffrey D. Sachs
Una sintesi ed i link all’intervento
IMMAGINE REDAZIONALE
NOTA
Jeffrey Sachs è un economista e saggista statunitense. Laurea e PhD alla Harvard University dove diventa professore di economia a 28 anni. Direttore dell’Earth Institute alla Columbia University. Professore di politica e management sanitari presso la Columbia University e Quetelet professor di sviluppo sostenibile alla Columbia school of International and public affairs. Studioso dei problemi dello sviluppo economico, del debito e dei relativi sistemi di cancellazione, della globalizzazione, della sostenibilità ambientale, della povertà. Ha prodotto numerosi studi e consulenze anche nella fase del passaggio dal sistema comunista dei paesi dell’Europa dell’Est a quello di mercato. Direttore alle Nazioni Unite del progetto sui Millennium development goals, membro della commissione per il Digital development. Le sue opere rivolte agli aspetti sociali ed ambientali dello sviluppo economico avrebbero ispirato l’enciclica “Laudato Si’” di Papa Francesco.
Vedi la Voce Jeffrey Sachs sulla Treccani Meglio il profilo su Economyup TESTO DELL’INTERVENTO IN ITALIANO PUBBLICATO SU SINISTRAINRETE URL DEL VIDEO DELL’INTERVENTO TESTO SCARICABILE A FINE POST
Sulla base di due libri che raccolgono un’ampia panoramica del vivace dibattito tra le diverse scuole del marxismo italiano del dopoguerra intervengono: Vittoria Franco (filosofa), Guido Liguori (Università della Calabria), Sergio Filippo Magni (Università di Pavia)
Un convegno dell’ Istituto Gramsci di Firenze
Le Murate Firenze 19-2-25 ore 17-18,30
I Marx del Pci : Protagonisti, stagioni, scuole a cura, di Lelio La Porta e Guido Liguori. Bordeauxedizioni, 2025.
Attraverso una molteplicità di voci e contributi, questo libro ricostruisce le diverse letture di Marx che nutrirono la cultura dei comunisti italiani, un patrimonio ideale da riscoprire e studiare ancora. I capitoli che compongono il volume sono dedicati ad Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Galvano della Volpe (e i dellavolpiani), Lucio Colletti, Cesare Luporini, Valentino Gerratana, Mario Alighiero Manacorda, Antonio Banfi, Nicola Badaloni, Ludovico Geymonat, Biagio De Giovanni, Franco Cassano e Giuseppe Vacca.
La battaglia delle idee : il partito comunista italiano e la filosofia nel secondo dopoguerra / a cura di Matteo Cavalleri e Francesco Cerrato. Luca Sossella editore, 2024
Il rapporto tra il Partito comunista italiano e la filosofia fu tutt’altro che formale o superficiale. La cultura politica del Partito, dei suoi quadri dirigenti e delle sue e suoi militanti, si nutrì spesso di letture e riflessioni filosofiche. Molte filosofe e filosofi italiani furono “intellettuali organici”, altre e altri con il Partito dialogarono, talvolta polemizzarono. Il Pci non si limitò a osservare, ma intervenne attivamente nel dibattito filosofico: pubblicando saggi e recensioni sui propri organi di stampa, organizzando convegni e promuovendo dibattiti. Quali erano le ragioni di questa vicinanza? Chi furono le protagoniste e i protagonisti di questo confronto? Il libro esplora la logica, le questioni teoriche e la storia di un rapporto intenso e necessario, complesso e non privo di attriti, sempre incentrato sul tema della pensabilità e praticabilità della trasformazione storica.
Il volume è stato stampato con il contributo della Fondazione Gramsci Emilia-Romagna e del Dipartimento di Filosofia, Alma Mater Studiorum Università di Bologna.
Indice
Idee, mutamento storico e prassi politica. Il Pci e la filosofia / Matteo Cavalleri e Francesco Cerrato
Parte I Il Pci e la filosofia
1.1 Organizzazione e cultura Storia e storicismo nel pensiero comunista del dopoguerra. Una riflessione sul Togliatti di “Rinascita” / Giulia Bassi L’egemonia perduta. Rossana Rossanda e la politica culturale del Pci negli anni sessanta / Alessandro Barile Il Pci di Berlinguer e le politiche della filosofia /Giulio Azzolini 1.2 Tornanti storici “Dal marxismo ai marxismi”: Partito e intellettuali in Italia dal 1956 al 1967 / Giulia Dettori Il Partito comunista italiano e Herbert Marcuse: il dialogo a distanza nell’anno degli studenti / Fiammetta Balestracci Vedove di Lenin o figlie di Irigaray? Il Partito comunista e il femminismo tra emancipazione e liberazione / Carlotta Cossutta
Parte II Intellettuali, filosofia e Pci
2.1 Traiettorie marxiste Cesare Luporini, la filosofia e il Pci Sergio / Filippo Magni Dialettica e positivismo nel marxismo italiano post-bellico: la polemica di Luporini con la scuola dellavolpiana / Giorgio Cesarale Badaloni e la ricerca della libertà (comunista). Note introduttive / Gregorio De Paola Organizzazione e critica dell’ideologia. Scienza, pratica e lotta politica nel marxismo di Raniero Panzieri / Francesco Cerrato Mario Tronti e il partito come problema. Fenomenologia del Pci e metafisica del politico / Jamila M.H. Mascat 2.2 Intersezioni filosofiche Sull’“implacata ‘concordia discorde’” dei filosofi di Milano col Pci / Fabio Minazzi Norberto Bobbio e il Partito comunista (1951-1955) / Stefano Zappoli Sbloccare le “verità interne”. Filosofia e politica rivoluzionaria in Franco Rodano / Matteo Cavalleri Postfazione Filosofia e trasformazione. La funzione del pensiero critico nell’azione del Pci durante la Prima Repubblica / Alberto Burgio
Non vince il più forte : elogio del compromesso / Andreas Weber. – Torino : Lindau, 2023. – 98 p. ; 21 cm. – (Le frecce).) – Traduzione di Luca Iacovone.. – [ISBN] 978-88-335-3925-6.
Indice
1. Permetti agli altri di vivere 2. Meglio nessuna torta che mezza torta 3. Lo scarafaggio nella minestra 4. Situazione sentimentale cambiata 5. Il capitalismo come stato di guerra 6. I can’t breathe 7. La comunità della biosfera 8. Perché ci rubate il futuro 9. Compromesso come arte del vivere Ringraziamenti
FONTE Montly Review 1-7-2012
Samir Amin è direttore del Terzo Forum Mondiale di Dakar, in Senegal. I suoi libri includono The Liberal Virus, The World We Wish to See e The Law of Worldwide Value (tutti pubblicati da Monthly Review Press). Questo articolo è stato tradotto dal francese da Shane Mage.
Nota dell’editore
A partire dagli anni ’50 Samir Amin ha fornito una critica sistematica del sistema capitalista, a partire dal suo trattato di riferimento, L’accumulazione del capitale su scala mondiale (1957) e proseguendo fino alle sue importanti opere degli ultimi anni, in particolare La legge del valore mondiale (2010). Qui fornisce una spiegazione dell’importanza del Capitale Monopolistico di Baran e Sweezy per questa critica, mettendo in relazione il “surplus” (che egli identifica con tutte le entrate/uscite residue nel sistema dei conti nazionali al di là dei profitti e dei salari investiti) con la rendita imperiale. Per facilitare la comprensione della sua analisi, abbiamo inserito due note a piè di pagina che spiegano ulteriormente i due esempi numerici che fornisce.
il saggio di Samir Amin
Paul Baran e Paul Sweezy osarono, e poterono, continuare il lavoro iniziato da Marx. Partendo dall’osservazione che la tendenza intrinseca del capitalismo era quella di consentire aumenti del valore della forza-lavoro (salario) solo ad un tasso inferiore al tasso di aumento della produttività del lavoro sociale, essi dedussero che lo squilibrio risultante da questa distorsione avrebbe portato alla stagnazione in assenza di un’organizzazione sistematica dei modi per assorbire i profitti in eccesso derivanti da tale tendenza.
Questo articolo di John Bellamy Foster si basa su una conferenza su Socialismo o barbarie di István Mészáros tenuta al Brecht Forum di New York il 14 ottobre 2001. Il libro Socialism or barbarism: from the American Century” to the crossroads / Istvan Mészaros. Includes bibliographical references and index. ISBN 1-58367-051-3 (cloth) — ISBN 1-58367-052-1 (paper)
Solo poco più di un mese fa, prima dell’11 settembre, la rivolta di massa contro la globalizzazione capitalista iniziata a Seattle nel novembre 1999 e che stava ancora prendendo forza fino a Genova nel luglio 2001 stava mettendo a nudo le contraddizioni del sistema in un modo che non si vedeva da molti anni. Eppure la natura peculiare di questa rivolta era tale che il concetto di imperialismo era stato quasi cancellato, anche all’interno della sinistra, dal concetto di globalizzazione, suggerendo che alcune delle peggiori forme di sfruttamento e rivalità internazionale si erano in qualche modo attenuate.
Una serrata critica alla concezione di post-impero come lo definiscono Hardt e Negri nel loro libro Impero
(01 giugno 2004)
Bashir Abu-Manneh insegna inglese al Barnard College. Questo articolo è una versione ridotta della sua introduzione a un simposio da lui curato sull’Impero di Michael Hardt e Antonio Negri (Harvard University Press, 2000). Il simposio, “Empire and US Imperialism” è stato pubblicato per la prima volta in Interventions: International Journal of Postcolonial Studies 5, n. 2 (2003) e può essere trovato all’indirizzo www.tandf.co.uk/. È anche l’autore di “Palestine Revealed: The Liberation Cinema of Michel Khleifi”, in Dreams of a Nation: On Palestinian Cinema, a cura di Hamid Dabashi (di prossima pubblicazione). Le illusioni dell’Impero
Empire di Michael Hardt e Antonio Negri, pubblicato dalla Harvard University Press nel 2000, ha preso d’assalto il mondo intellettuale. Dopo la fine dichiarata delle “grandi narrazioni” e dei progetti di emancipazione umana, ecco un libro che raccontava la più grande di tutte le storie, la totalizzazione del capitale, e anticipava il più magnifico di tutti i risultati rivoluzionari, il comunismo. I tabù postmoderni sono stati infranti, o almeno così sembrava. I profeti della moltitudine, Hardt e Negri, furono debitamente riconosciuti e celebrati dalla stampa liberale. Nel Regno Unito, il New Statesman ha pubblicato un’intervista a dal titolo “La sinistra dovrebbe amare la globalizzazione”. La globalizzazione, ha affermato, porta a una vera e propria “cittadinanza globale” democratica. Negli Stati Uniti, la recensore del New York Times Emily Eakin ha salutato Empire come la “prossima grande idea”, annunciando l’arrivo di una “teoria maestra” di cui c’è un disperato bisogno per superare il “profondo pessimismo”, la “banalità” (termine di Stanley Aronowitz), la “crisi” e il “vuoto” che hanno caratterizzato le discipline umanistiche nell’ultimo decennio. Empire (sia il libro che il concetto) è stata una buona notizia per tutti, inaugurando un periodo che, sebbene difficile da definire, è, nelle parole di Hardt, “in realtà un enorme miglioramento storico rispetto al sistema internazionale e all’imperialismo”. 1
Samir Amin conduce una serrata critica al libro Impero di Michael Hardt e Antonio Negri con ampio riferimento anche alla loro successiva opera Moltitudine
Impero post-imperialista o nuova espansione dell’imperialismo?
Michael Hardt e Antonio Negri hanno scelto di chiamare “Impero” l’attuale sistema globale. * La scelta di questo termine ha lo scopo di distinguere le sue caratteristiche costitutive essenziali da quelle che definiscono l'”imperialismo”. L’imperialismo, in questa definizione, si riduce alla sua dimensione strettamente politica, cioè all’estensione del potere formale di uno Stato al di là dei suoi confini, confondendo così l’imperialismo con il colonialismo. Il colonialismo quindi non esiste più, né l’imperialismo. Questa vuota proposizione asseconda il comune discorso ideologico americano secondo il quale gli Stati Uniti, a differenza degli stati europei, non hanno mai aspirato a formare un impero coloniale a proprio vantaggio e quindi non avrebbero mai potuto essere “imperialisti” (e quindi non lo sono oggi più di ieri, come ci ricorda Bush). La tradizione materialista storica propone un’analisi molto diversa del mondo moderno, centrata sull’identificazione delle esigenze per l’accumulazione del capitale, in particolare dei suoi segmenti dominanti. Portata a livello globale, questa analisi permette quindi di scoprire i meccanismi che producono la polarizzazione della ricchezza e del potere e costruiscono l’economia politica dell’imperialismo.
L’economista egiziano Samir Amin sull’attuale crisi dell’euro al Festival sovversivo di quest’anno a Zagabria (9 luglio 2012).
Un’analisi che mantiene tutta la sua attualità
Questo saggio è stato l’ultimo inviato a Monthly Review da Samir Amin prima della sua morte. Ci ha chiesto di ritardare la pubblicazione fino a quando non fosse apparso per la prima volta in Sociološki pregled, cosa che ora è avvenuta.